La risibile presunzione dei genetisti, circa il momento in cui la Sardegna iniziò ad essere realmente abitata sa ‘e duos

 
2.1- disamina - sa ‘e duos
 
Nel suddetto paragrafo chiamato “Contesto archeologico” essi (i “genetisti”), di prim’acchito, emettono la seguente sentenza:
(1)  «La lunga storia dell’insediamento umano in Sardegna è illustrata dai noti siti archeologici distribuiti fra il Mesolitico ed il tardo Neolitico (Figure S7)»[1].
Ora, caro lettore, poiché i genetisti non sono né archeologi né storici, pare evidente come tale sentenza stia riportando i ricordi di un testo d’altra disciplina, ch’essi hanno ritenuto far proprio, allo scopo di dare maggior vigore a ciò che intendono raccontarci! Molto bene! Ma, se andiamo a vedere la figura S7 (la quale è costituita da quattro piantine della Sardegna[2] ove son segnati dei puntini) proprio quella ove essi indicano i luoghi appartenenti al Mesolitico e chiamano S7a  ebbene, essa rappresenta non “la copia presa da un testo d’altra disciplina” come ritenevamo auspicabile, ma una propria, loro stessa rielaborazione, di ciò che essi hanno creduto di ricavare da quella tal eventuale lettura!  Ohibò!
Ma, questo modo di raccontare la storia che altri scrive, reputiamo altamente scorretto!
Perché nessuno e niente, è in grado di assicurare il lettore che, ciò che essi hanno fatto proprio e riportato nella fig. S7a, sia ESATTAMENTE, ciò che gli autori di quello scritto abbiano voluto significare!
Al lettore, interessa nulla, di ciò che dei genetisti (certo non fra i più autorevoli conoscitori dell’argomento) abbiano trattenuto a seguito di una lettura ma, poiché gli si sta raccontando un concetto espresso da altri, esso vuole avere la precisa percezione di ciò che tali altri abbian significato! In questo modo, lo si metterebbe onestamente nella condizione di farsi una “sua propria precisa idea” dell’argomento trattato! Che potrebbe anche essere in netto contrasto con quella dei “genetisti”!
Ma, vediamo posta in essere anche un’aggravante, in quella loro sentenza! Infatti, è regola (che anch’essi son soliti seguire!) che, ove ci si riferisca ad altro testo (a maggior ragione se d’altra disciplina), si diano le coordinate perché il lettore possa verificare la veridicità di ciò che gli si sta raccontando! Qui, invece, non v’ha riferimento alcuno!  Siamo per nulla contenti e costretti a non tenere in nessun conto la loro esternazione perché sacrificata ad una insufficiente apertura! Ma, andiamo avanti tuttavia!
Di seguito, i “genetisti” dichiarano (rifacendosi ad una pubblicazione di Sondaar et alii[3], cui rimanda la loro nota n. 30) che:
(2)  «La prima prova diretta sulla presenza di moderno Homo sapiens in Sardegna risale al Paleolitico superiore, con una falange umana scoperta nella Grotta Corbeddu (Sardegna centro-orientale) e datata al radiocarbonio circa 20.000 anni fa».  
In effetti, alla Grotta Corbeddu lavorò una squadra internazionale e multidisciplinare (grazie a Dio!), guidata da P.Y. Sondaar, a partire dal 1982.
Bene, caro lettore! Poiché crediamo tu sia personaggio attento a cibarsi delle più oneste attribuzioni che provengano dalla più credibile sfera scientifica, sentiamo grandissimo il dispiacere nel comunicarti che il cibo che ti è stato appena servito, ti risulterà oltremodo indigesto!
In primo luogo, dobbiamo renderti edotto circa una madornale imprecisione nella dichiarazione dei “genetisti”! Essi raccontano, in relazione alla falange umana, che essa fu «datata al radiocarbonio»! Tale dichiarazione è completamente destituita di fondamento! Non è stata mai eseguita una datazione al radiocarbonio sulla falange umana della Grotta Corbeddu![4] Rimaniamo davvero costernati, caro lettore, perché in un contesto in cui si abbia la pretesa di raccontare la propria verità, è assolutamente obbligatorio che la risultante “propria verità” sia sostenuta dalla più ampiamente precisa sequenza di dati, universalmente noti e condivisi. In questa circostanza, invece, ci accorgiamo la «approssimazione» aver preso il posto della semplice presentazione dei dati disponibili!   Ci pare, questa, una grossa lesione di carattere etico, che i “genetisti” procurano alla integrità ed utilizzabilità del loro lavoro.
In altra ottica, anche dobbiamo riferirti della porzione di occultamento che viene prepotentemente consumata all’interno della dichiarazione esposta appena supra. Ivi, si riferisce della presenza del MODERNO HOMO SAPIENS in Sardegna, datata a 20.000 anni fa circa.
Ma, ciò, è semplicemente FALSO!
Il Sondaar e tutti gli altri autori, NON SI SONO MAI SOGNATI DI ATTRIBUIRE LA FALANGE DALLA GROTTA CORBEDDU AL «MODERNO HOMO SAPIENS»!
Anzi! Stai ben attento Sardolettore!
Fin dal ritrovamento dell’osso temporale umano nel 1983, della parte prossimale di un’ulna umana nel 1984 (purtroppo risultata fuori contesto) e della mascella umana nel 1985, gli studiosi che parteciparono al Progetto Corbeddu, nell’ambito della propria titolarità, negarono, decisamente, l’appartenenza dei reperti fossili «all’Homo sapiens in generale ed all’Homo sapiens sapiens europeo in particolare»![5] Così essi, anche si espressero: «Furono esaminate “diverse centinaia di crani di Homo sapiens” nella raccolta dell’Istituto di Anatomia di Leiden, del Museo dell’Uomo di Parigi e dell’Istituto di Biologia Umana di Utrecht, per stabilire il contesto comparativo delle più evidenti caratteristiche della mascella e dell’osso temporale»[6]!
Infatti, ecco cosa troviamo scritto all’interno del lavoro di Sondaar et alii (quello citato dai “genetisti”, ns. nota 2), proprio nelle circostanze che si prestavano al dichiarare l’appartenenza del reperto in questione! Praticamente nulla che confermi le fantasiose esternazioni dei “genetisti”:
 - a partire dal titolo dello stesso lavoro, che racconta di: «a “Late-Pleistocene” human fossil», cioè «un fossile umano del “tardo Pleistocene”»!
 - per seguire nella p.148: «the new human fossil from hall 2», cioè «il nuovo “fossile umano” della sala 2»! O, ancora meglio: «the proximal part of a first human phalanx of the hand […] discovered in a washed sample from level DEF-27 (depth between 343.0 and 336.5 cm)», cioè: «la porzione prossimale di una prima falange umana della mano […] scoperta nel setacciare un campione di sedimento proveniente dal livello DEF-27 (profondità fra 343,0 e 336,5 cm)»!
 - oppure nelle conclusioni, cioè: «Può concludersi che la falange umana del livello DEF-27 della sala 2 della Grotta Corbeddu può essere datata a circa 20.000 anni fa e rappresenta quindi “il più antico fossile umano” della Sardegna. Ciò dimostra la presenza dello “Uomo paleolitico” in Sardegna. Ed è pertanto di cruciale importanza in ordine alla discussione sulla prima colonizzazione umana della Sardegna»[7]!
Come risulta chiarissimo, non v’ha neanche un minimo accenno al «modern Homo sapiens»!
In più, il Sondaar, negli anni a venire, ribadì la ferma posizione, estendendola chiaramente nel tempo, egregiamente ancora così: «Le ossa, ed i prodotti lavorati in pietra, che si rinvennero stratificati in corrispondenza del periodo che si conduce da 16.000 fino a 10.000 anni prima d’ora, trovati nella Grotta Corbeddu, sono senza uguale. Queste caratteristiche appena espresse, sono ben lungi dal suggerire che tali prodotti fossero il frutto di visite sporadiche […] ma sono la prova di una colonizzazione permanente dell’Isola. Si può arguire che queste culture fossero molto ben adattate all’ambiente pleistocenico della Sardegna con Megalocero e Prolago»[8].
Ora devi sapere, attento lettore, che la attribuzione della falange dalla Grotta Corbeddu ad “uomo vivente in Sardegna nel Paleolitico”, rappresentò allora (e pare, da quanto andiamo scoprendo fra i genetisti, ancora rappresenti) per il mondo scientifico (tutto, ma) sardo in particolare, uno schiaffo poseidonico verso loro certezze incancrenite e mai provate, paragonabile al disastro intellettuale che causò la scoperta delle statue di Monte Prama nel 1974!
Non era accettabile, allora, che gli Antichi Sardi fossero capaci di sopravanzare gli Antichi Greci!
Non è accettabile, ancora adesso, che il Sardo Paleolitico abitasse la sua terra! Di già!
Ti eri convinto, onesto, nonché attento lettore, che il dissennato modo d’operare del 1974 fosse lontano anni luce? Eccoti sistemato! Nell’oggi, nulla è cambiato! Solo la metodologia occultatrice si è evoluta:
 - se prima, si lasciaron le Statue di Monte Prama per due anni in balia dei delinquenti che riempirono i musei privati dei collezionisti e, soltanto poi, per completare l’opera occultatrice, si decise di gettare il misero rimanente negli scantinati di Piazza Indipendenza, ove giacquero per tre decenni,
 - nell’oggi, la capacità occultatrice è tutta basata sulla «filologia»! E, non v’ha errore alcuno, si garantisce, nella postura dei «gradi» al vocabolo! Eh sì! Per voler significare essere presente una «filologia al contrario»! Infatti, per quel lemma, il dizionario circa così recita: «complesso di studi e ricerche che mirano a riportare un testo alla sua forma originaria». Mentre, nel perseguire la “filologia al contrario”, vediamo oggi mettersi in atto un: «complesso di studi e ricerche che mirano ad allontanare quanto più, un accadimento, dalla sua “forma originaria”», allo scopo di soddisfare insani, eretici, non scientifici propositi!
 
2.2 - disamina sa ‘e tres
 
Ma ora, è tempo si prenda nota della successiva dichiarazione che, gli stessi “genetisti” (sordi a ogni richiamo etico), rilasciarono nell’ormai famoso paragrafo.
(3)  «Tuttavia», essi ci ammoniscono, «basato sulla prova disponibile, questo primo popolamento rimase isolato»! E quì, caro lettore, ARIcominciano i guai!
Non è difficile veder quì posto in essere un comportamento interpretativo decisamente scorretto, nei confronti delle  risultanze del lavoro, e relativo studio dei dati, pubblicato dagli scienziati che operarono a Grotta Corbeddu! 
Al punto che, sentiamo ineludibile l’obbligo di far notare lo sfacciato uso della «leccornia» riguardo il decisamente “sconclusionato” testo del Lilliu da Barumini che sopra riportammo: chiunque può notare come, nel componimento a firma “Francalacci et alii”, INOPINATAMENTE, si prese per “oro colato” il risultato che pur appariva assolutamente inadeguato, pregno di “costumato” dilettantismo, in relazione ai laconici dati di compendio!  Nel caso invece, delle “conclusioni” dei sette autori, riportate in contesti professionali tra cui  “Accademia delle Scienze di Parigi” che riferisce i dati della Grotta Corbeddu, ebbene, nel lavoro dei “genetisti” NON TROVIAMO TRACCIA ALCUNA! E, questo loro modo «fantasioso» di presentare i dati, riteniamo sia fortemente da condannare! 
Tanto è vero che, le conclusioni  di Sondaar et alii, ribadiscono a chiare lettere (vedasi infra) LA CONTINUITA’ DELLA PRESENZA UMANA A GROTTA CORBEDDU, ALMENO A PARTIRE  DA  20.000  ANNI FA, FINO AD  8.750  ANNI FA CIRCA!
Ben altro che il velleitario: “questo primo popolamento rimase isolato”, INVENTATO dai “genetisti”!

Da:“Sardegna Paleolitica, studi sul più antico popolamento dell’Isola”, cur. F. Martini, pag. 257, dalla fig. 2 (che è ricostruzione operata da Hans Brinkerink, con ns. ripresa parziale):  nell’ambiente sardo pleistocenico, insieme all’uomo convivono il Megaceros cazioti (Pleistocene medio e superiore), il Cynotherium sardous (Pleistocene medio e superiore), il Prolagus sardus (Pleistocene inferiore, medio e superiore).
Son presenti prestiti didascalici da Mario Sanges.
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
Te la saresti aspettata questa altra pugnalata alla pur semplice verità testuale, infertati dagli scienziati genetisti, caro Sardo ed attento lettore?
Senza contare che i “genetisti”, operando al di fuori di un’auspicabile credibile tracciato,  tralasciano di documentarci circa la certamente importante «prova disponibile» su cui basano la baldanza della loro esternazione! Dov’è questa prova? Non sono in grado di documentarla? Caduti di bel nuovo nella distruttiva approssimazione? Oppure ancor qui dovremmo creder loro sulla base della parola? Come nel caso della fig. S7a?  E, ci si chiede: questo sarebbe  IL  modo di far scienza?
Come vedi, addolorato lettore, la “insulsa nuova legge”, che vedemmo posta in essere dai genetisti di Nature, gli eresiarchi le cui eretiche azioni documentammo supra, fu fatta vangelo anche da costoro che eseguirono l’incarico cui diedero nome: “Low-Pass DNA Sequencing of 1200 Sardinians Reconstructs European Y-Chromosome Phylogeny”!
Beh, dobbiamo arguire trattarsi di legge costrittiva assai! Peccato ci paia legge ben piena di vuoti, in cui i suoi esecutori paiono esser caduti «itte lastima»!
Riteniamo, ormai, darti conto del breve, quanto importante contenuto, che trovasi appunto, nelle conclusioni della comunicazione riepilogativa del Sondaar, ovviamente comprensiva di quella cui si rifanno i “genetisti”.[9] Permettici ora, di riproporlo in forma completa, trattandosi di atto insostituibile nella comprensione della intiera questione, perché formulatoci da colui che visse direttamente, tutta quanta, la impresa multiculturale:
« […] La questione è, chi erano questi umani? Nella Grotta Corbeddu (Olìana) furono trovati fossili umani: un temporale, una mascella (senza denti) e la parte prossimale di un’ulna[10]. I campioni presentano alcuni caratteri distintivi, che li possono sistemare al di fuori delle contemporanee popolazioni continentali.                                          
Al fine di ottenere più informazioni circa la cronostratigrafia di Grotta Corbeddu, nel 1993 venne approfondito il sondaggio (aperto nel 1984, ndr). La profondità raggiunta è di cm 645,5 rispetto al riferimento e vi contammo 53 distinti livelli. Non è ancora certo se abbiamo raggiunto il fondo dei sedimenti delle argille rossastre oppure no; ulteriori scavi lo accerteranno. Dalla profondità di 4 metri in avanti i fossili di cervo diminuiscono, ed i due metri al di sopra del fondo del nuovo sondaggio (cioè circa, da 31.600 a 48.000 anni fa, ndr) sono caratterizzati dalla dominanza di fossili di Prolagus sardus. In quasi tutti i livelli fu trovato del carbone (la qual cosa è, proprio in un luogo come quello che è quì descritto, dimostrativa di una continuativa presenza umana, ndr). La parte prossimale di una prima   falange  umana  fu
 scoperta in  uno  strato  ad
una profondità di cm 343 rispetto al punto di riferimento.
Questo livello giace pochi centimetri al di sotto del più basso livello raggiunto finora nella trincea principale. Il livello in cui si rinvenne il fossile umano presenta uno spettro pollinico corrispondente a culmine di periodo glaciale. Questa informazione, combinata con le estrapolazioni basate sulle date al carbonio ottenute sui materiali di entrambi i saggi di scavo, indicano una età approssimativa di 20.000 BP per la falange umana. Quanto detto significa che questo è il più vecchio fossile umano trovato in Sardegna finora e ciò dimostra la presenza di esseri umani durante il Paleolitico di questa isola. È perciò di grande importanza nella discussione circa la prima occupazione umana della Sardegna».
E, per correttezza, poniamo di seguito anche la conclusione della nota citata dai “genetisti” e da essi valutata:  «Fino ad ora, le porzioni di cranio umano, provenienti dallo strato 2 (datati 8.750 anni fa) erano considerate le più antiche prove tangibili della umana presenza nell’isola. D’altro canto, lo studio degli ossi fossilizzati del cervo, insieme a quello sui contemporanei strumenti litici rinvenuti, proverebbero una presenza umana già nel Tardo Pleistocene (16.000 – 10.000 anni prima d’ora) […] Dal nostro punto di vista quei fossili datati 8.750 anni fa, possono essere considerate le vestigia di una cultura paleolitica che sopravvisse fino all’arrivo dell’Uomo Neolitico. La scoperta della falange umana dimostra, veramente, che l’Uomo Paleolitico visse sull’Isola almeno da 20.000 anni fa»!  Abbiamo tralasciato di riportare il riferimento a due scettici autori (J.D. Vigne e J.F. Cherry) di già stigmatizzati dagli studiosi di Corbeddu[11] in altra sede, ma ci preme significare come i due  signori d’oltralpe siano così rampognati nell’elaborato di P.Y Sondaar et alii del 1993, su RSP XLV: «[…] dimostrando così – al pari della fonte da lui citata (Vigne, ndr) - non solo scarsa conoscenza delle industrie litiche ma anche, nel complesso del suo intervento (Cherry, ndr), scorrettezza metodologica e spingendoci a pensare che questi “petits maîtres” elaborino sintesi senza tener conto delle analisi, in quanto, appunto, non conoscono le industrie litiche».  
Come vedi caro lettore, qui viene presentata una realtà ben diversa da quella, che definiamo INESISTENTE, descritta nella frase dei “genetisti”: «Tuttavia, “basato sulla prova disponibile”, questo primo popolamento rimase isolato»!  
Confessiamo che, da semplici ma attenti ricercatori, rimaniamo davvero turbati nello scoprire che a livello universitario, “anche in seno alla genetica” che reputavamo genuina, siano possibili simili patenti atrocità nei riguardi di un testo che, confortato da ineccepibili dati, decisamente si oppone a superficiali, fuorvianti determinazioni!
 
 2.3 - disamina sa ‘e battoro   
 
Ben di poi, nel prosieguo di quella loro esternazione, i “genetisti”, ci mostrano di esser felici di “ignorare totalmente” la Storia dell’Uomo Sardo, svoltasi nella Sardegna Paleolitica prima e nella Sardegna (ormai priva della sua parte settentrionale, la Corsica) poi, della quale, a legittimo piacere del lettore, riepiloghiamo succintamente la piccola parte che si sposa coerentemente col presente contesto.
Ci riferiamo al completo contenuto dei capitoli 4 e 5 del nostro libro “kircandesossardos” ove, anche si dimostra, la sua grande e primeva dimestichezza nel navigare di lungo corso, attraverso la presa di possesso da parte della Antichissima Marineria Sarda, di tutto quello spazio che ora nomasi Mare Mediterraneo occidentale, almeno a partire da circa 15.000 anni fa! Si può rimanere stupiti, da parte di coloro che mai ebbero consuetudine nella razionale, nonché indipendente  ricerca della più vetusta Storia della Sardegna, di quanto si dimostra nel saggio ma, è appena il caso si ricordi loro che, la definizione di MARE SARDO, che la gran parte degli autori classici (tra i quali Polibio, il quale si rivolgeva alla Sardegna definendola anche proprio così: «Eccellente per la Abbondante Popolazione»!) indirizzava al mare che avvolgeva la Nostra Isola, non fu altro che la logica conseguenza della plurimillenaria talassocrazia che ebbe ad esprimervi la Antichissima Marineria Sarda! Ed insistiamo col rimarcare (ed in questo luogo ove son presenti continui, i risibili negazionismi, l’occasione ci pare quanto mai pertinente) nei riguardi di “tutti color” che intendano uccidere la Verità, il fatto che una sola Nazione (nel novero di tutte quelle molteplici che si affacciarono in qualsiasi tempo al lago Mediterraneo) fu in grado di imprimere nello scorrere dei millenni tantissimi (infatti Roma in pochi secoli non vi riuscì) il sigillo del proprio nome a “tutta quanta” quella parte che ne cingeva la ragguardevole estensione territoriale che oggi nomasi Mediterraneo occidentale![12]
Ecco appunto, color che di Sarda Storia nulla sanno, come ardiscono rampognarci:   
(4)  «La Sardegna cominciò ad essere sostanziosamente abitata durante il Mesolitico (10.500-8000 anni fa), con 6 insediamenti conosciuti»!
Sempre quei “genetisti”, si rifanno ad un lavoro richiamato alla nota n.31 (che anche noi quì indichiamo)[13] e rimandano il lettore alla loro fig. S7a, dal cui contenuto, anzi dalla stessa poetica idea di una sua creazione grafica da parte di genetisti, fummo professionalmente obbligati a discostarci.  
Molto bene! Andiamo quindi a consultare la nota della Signora Giuseppa Tanda[14], spronati dalla brama di esser messi a parte anche noi delle sue conoscenze sul Mesolitico.
Subito ci preme, peraltro, esprimere la nostra maraviglia circa la scelta della fonte, operata dai “genetisti”!  Perché, la studiosa G. Tanda ricordiamo per essersi sempre occupata profondamente di Neolitico, e Neolitico antico in particolare! E, non a caso, vediamo essere la stessa nota della studiosa (incautamente presa a modello dai “genetisti”), titolata proprio «Il Neolitico antico in Sardegna»!  Pertanto, siamo portati a nutrire dubbi davvero fondati, sulla presenza nel suo elaborato, di così importanti dati esaustivamente accompagnati da loro profonda disamina, riferiti al periodo Mesolitico, «al punto da poter essere indicati come basilari» per l’Archeologia e la Storia della Sardegna!
Ebbene, caro lettore, come temevamo, l’archeologa non intese affatto portare avanti e concludere una disamina sul Mesolitico, ma semplicemente riferirsi all’argomento, citando altri autori che ebbero ad entrare nel preciso merito dello stesso. In ragione di ciò, anche basandoci sulla documentazione ufficiale disponibile, prendiamo in considerazione lo studio del ricercatore cui la Tanda si riferisce due volte nella sua stessa nota, quasi invitandoci ad operare in tal modo.
Ed andiamo a consultarne la nota[15] che ci porta a conoscenza dei siti del Mesolitico in Sardegna, così come ci vengono compiutamente presentati da questo autore:
1- la Grotta Corbeddu – Oliana (Nu) riff. Sondaar et alii 1984, Klein Hofmeijer et alii 1987, Sondaar e Sanges 1986.
2- il Riparo sotto roccia di Porto Leccio – Trinità d’Agultu e Vignola (OT) riff. Tozzi 1996-1997, Aimar et alii 1997.
3- Sa Coa de Sa Multa - Perfugas (SS) rif. Martini e Saliola 1999.
4- Grotta Su Coloru – Laerru (SS) riff. Fenu et alii 1999-2000-2002-2003, Pitzalis et alii 2002-2004.
È, quì, necessaria una nostra osservazione filologica, onde contrastare la “filologia al contrario” che, ampiamente accettata fra gli “archeologi”, osserviamo anche nell’elaborato dei “genetisti” farsi pesantemente viva!
Come ampiamente dimostrato nelle note Sondaar et alii del 1995 e Sondaar del 1998, il complesso contesto, umano, faunistico, pollinico ed industriale afferente alla Grotta Corbeddu E’ RAPPRESENTATO DA UNA LINEA CONTINUA  che si diparte da almeno 20.000 anni fa[16] e si dilunga attraverso dodici millenni fino ad 8.750 anni fa, senza soluzione di continuità! Pertanto, NESSUNO, CHE INTENDA PERCORRERE UN CAMMINO ONESTO, NEL DISVELARE LO ANTICHISSIMO ADDIVENIRE STORICO DELLA SARDEGNA, si potrà mai permettere, di isolarne anche una sola parte (nella fattispecie, quella che attiene al Mesolitico) perché essa è «parte integrante» e pertanto «inscindibile» dell’unico e continuativo contesto socio-temporale che è stato correttamente individuato a Grotta Corbeddu! Anzi, condanniamo severamente come pervicacemente deviatrice dal Vero, la suddetta azione di inserimento del sito di Grotta Corbeddu fra quelli nei quali LA VITA INIZIO’ SOLTANTO NEL MESOLITICO!
Proprio in ragione di ciò, il punto 1), DEVE ESSERE CASSATO DAL NOVERO DEI SITI DEL MESOLITICO enumerati dal signor Lugliè Carlo!
Ad onor del vero, al fine di rendere più chiaro il quadro che si è venuto a delineare, dobbiamo aggiungere che, da quella necessariamente grama elencazione dei siti avanzata dalla Tanda, rispetto all’elenco prospettato dal Lugliè, mancano due luoghi: a) S’Omu ‘e S’Orcu, b) Su Carroppu, in virtù del fatto (come la stessa archeologa, in rispetto alla propria etica, chiarisce brevemente a p. 237) che:  “i relativi studi sono ancora in corso d’opera”!
Ed ecco, anche, spiegato il nostro disappunto nel veder realizzata dai “genetisti”, senza alcuna base decentemente concreta, una cartina della Sardegna con un numero di siti indicanti I SEI INSEDIAMENTI “CONOSCIUTI” DEL MESOLITICO! Cartina che risulta, quindi, PER META’ FALSA!
Come puoi anche tu constatare, lettore Sardo ma anche attento, se nel caso delle pur scientifiche, nonché impeccabili determinazioni di Sondaar et alii, ribadite in vari contesti per un quarto di secolo, i nostri “genetisti” fecero orecchie da mercante, in questo secondo caso essi “presero per oro colato” (esercizio nel quale, se da essi orientato pro domo issoro, paion davvero essere versati!) delle CONTROVERSE ESTERNAZIONI CHE RIMBALZAVANO DUBBIOSE FRA LA LORO FONTE E LA FONTE DI QUEST’ULTIMA!
A questo punto, preferiamo lasciare ad altri il compito di verificare la fondata appartenenza dei rimanenti siti al Mesolitico sardo, senza aver prima, però, manifestato la nostra vivissima sorpresa nel veder incluso nell’elenco il luogo presentato al terzo posto (3- Sa Coa de Sa Multa - Perfugas (SS) rif. Martini e Saliola 1999), dal momento che dello stesso, non è stato ancora, NEPPURE PREPARATO UNO STUDIO CONCLUSIVO!  Giuseppa Tanda docet!
Orbene, “quel tal rincorrersi” dei più preparati studiosi: la Signora Tanda chiamata quale certificatrice dai “genetisti”, il signor Lugliè chiamato quale certificatore dalla Tanda, con finale risultato che riduce ad appena tre, i mal sparacchiati sei siti mesolitici dei “genetisti”, rappresenta per noi, la vera e propria CARTINA DI TORNASOLE!  Cioè, caro ed arguto lettore, la prova concreta che quel “numero dei siti del Mesolitico” non fu  RISULTATO DI UNA RICERCA di alcuni scienziati!  Ma, è la prova che “UN” numero, IL PIU’ ALTO POSSIBILE, fosse il fallace obiettivo da raggiungere, per puntellare lo intento interdisciplinare ATTO A COSTRUIRE UN FALLACE PASSATO dei Sardi e della Sardegna! Obiettivo (dei sei siti) impossibile da raggiungere, attraverso la identificazione di risultati che possano catalogarsi come “rigorosamente validi”! Ed il sito indicato al numero tre, ne è la prova del nove!
Quegli studiosi, che pare amino il gioco della moscacieca, son dovuti andare a cercarsi i siti in giro per i resoconti dei vari autori, anche quelli invisi che osarono parlare di Sardi presenti di già nel Pleistocene medio inferiore! Ma, poiché quel tal loro cercare, non dava frutti plausibili, si son dovuti, di volta in volta, accontentare di aggiungere al troppo esiguo novero, qualcosa che non possedeva una corretta accettabilità, come appare anche, il riferimento ai dati di Sa Coa de Sa Multa. Ecco, cosa si evince dal testo contenente quei dati, e poi quanto esattamente dichiari il Martini che fu uno degli autori[17].     
Nell’area 300, ove cospicua fu la raccolta di manufatti attribuibili al Clactoniano, furono identificati due strati A e B ove furono individuate tre paleosuperfici α, β, γ con materiali di tecnica genericamente clactoniana (il che significa, riferentesi ad epoca estremamente più antica del Mesolitico). Nell’ampliamento dell’area di test verso ovest, al passaggio tra lo strato A e lo strato B fu individuato: «un orizzonte indisturbato con una industria litica. […] Si tratta di un’insieme, attualmente in studio, inseribile all’interno dei complessi epipaleolitici indifferenziati […] Vista la posizione di giacitura alla base dello strato A, che lo studio pedologico rimanda all’Olocene, detto insieme è genericamente postpaleolitico». In queste, apparentemente semplici, tre righe abbiamo quattro punti critici che necessitano d’un chiarimento:                                        
a - complessi “epipaleolitici indifferenziati”
b - la posizione di giacitura alla base dello strato A
c - detto insieme è “genericamente” postpaleolitico
d - un’insieme, “attualmente in studio”
Il punto a-, è oltremodo astruso (per noi non specialisti d’area) e necessita d’una almeno laconica definizione che abbiamo così ricavato: sono particolari luoghi ove paiono continuarsi tradizioni culturali  del tardo Paleolitico superiore nel primo Olocene antico.
Il punto b-, ci chiarisce che: la base dello strato A è proprio il punto di demarcazione fra tardo Paleolitico superiore e primo Olocene antico.
Il punto c-, ci comunica che “quella porzione di sito” (al momento), solo in via approssimativa, può essere definito postpaleolitico (coè, per esser più chiari, di appartenenza mesolitica).
Il punto d-, nella sua estrema chiarezza ci “sconsiglia fermamente” una sicura attribuzione del sito ad una qualsiasi epoca.
Ebbene, notiamo con raccapriccio, come queste tre semplici righe, nelle quali pur si avverte essere l’oggetto cui si riferisce la comunicazione “ancora in fase di studio”, e pertanto non ancora definibile la sua certa collocazione, abbiano tuttavia compiuto il miracolo di convincere “gli archeologi in disperata ricerca” che sì, SENZA OMBRA DI DUBBIO, trattasi di sito da portare ad ingrossare il novero di quelli del Mesolitico!
Ecco che, caro lettore guidato dalla brama di conoscere il vero, proprio in ragione delle cause supra enumerate, è obbligatorio ancora si dichiari:
il punto 3), DEVE ESSERE CASSATO DAL NOVERO DEI SITI DEL MESOLITICO enumerati dal Lugliè!  Ed ancora quì, ci corre l’eticamente corretto obbligo di dichiarare:
CHIUNQUE, abbia animo di aprire gli occhi e documentarsi, senza ingurgitare quanto gli proviene da cadreghe sistemate in alto, certo facendosi largo nell’ampia selva di amenità ad ampio spettro, può accorgersi che, come accade di sovente, anche i Mostri Sacri perpetrino Grossi Errori!
Come quello testé disvelato, in quanto: DEI FUMOSI  «SEI SITI DEI “GENETISTI”», ABBIAMO VERIFICATO LA PRESENZA DI UN RESIDUO PICCOLO RESTO CHE NE ANNOVERA «SOLTANTO DUE»! 
E pensare che allo stesso autore (Fabio Martini), nel quale ora gli “archeologi” riversano la loro più incommensurabile, persino aprioristica, fiducia sulla base di “tre righe” piene d’ombra, la sarda archeologia non diede alcun peso alle ben oltre che TRENTAMILA RIGHE, che egli scrisse sull’Area Paleolitica dell’Anglona, negli ultimi trent’anni! Perchéee? Per lo stesso assunto che deve inchiodare i Sardi e la Sardegna, SEMPRE ALL’ULTIMO POSTO!   C’è qualche incauto sorrisetto nell’aria? Eccoti accontentato! Ma, l’avrai voluto tu, lettore abbistu, tue!
È proprio il Martini che scrive[18]:
“Incomprensibile invece rimane la stigmatizzazione di uno studioso come G. Lilliu che, senza aver mai preso visione dei materiali e delle condizioni di ritrovamento, sentenziò”: «Non mi sento davvero di assegnare ruolo di comunicazione a quei pochi esseri umani, quasi larve, che circa millecinquecento secoli fa, si aggiravano raminghi sulle terrazze lacustri, oggi prosciugate, tra Perfugas e Laeurru (Anglona), lasciandovi rudimentali oggetti silicei che costituivano l’unica attrezzatura della vita materiale»![19]
Come vedi, lettore “abbistu” che nulla sai, il principe fra i nasconditori, quel Lilliu Giovanni Baruminese, dall’alto della sua posizione di comando sulla sarda cultura genuflessa, SENZA ALCUNA CONOSCENZA dell’argomento su cui intendeva pronunciarsi a strenua difesa dei suoi abietti nascondimenti, corse fulmineo ad azzerare le ricerche degli studiosi che si occupavano dell’Anglona paleolitica, respingendo i Sardi e la Sardegna al posto che aveva loro assegnato ab antiquo! Lo:  «ultimo posto della classe»!  Appunto.
I Sardi non potevano esistere come Uomini nel Paleolitico! Al massimo come larve! E, di grazia, a quando la presente consistenza dei Sardi a casa loro?  Boh!  Proviamo col Mesolitico?
Ed ecco, per l’appunto, pararsi innanzi altro godurioso, ancorché vuoto, esempio di ESITO ACCADEMICO!   Eh sì, perché il “Campo” delle ricerche, non si prestò al giuoco!
Chi lo vorrà, potrà poi analizzare le parole del democristiano consigliere regionale, Lilliu il Baruminese, sopra riportate e: 
-  rilevare il davvero paradossale intento contenuto nell’elettoralistico titolo «Inseguendo il sogno di riconquistare il mare»! Potendo essere, tale sogno, quello soltanto del Baruminese! Il cui modo visionario, di interpretare gli accadimenti della Sardegna, lo portò a convincersi che i Sardi, cioè gli abitatori di una Terra COMPLETAMENTE circondata dall’elemento acqueo, mai neppur si avvicinarono all’odiatissimo mare! Osando definirli: «[…] genti che vivono dietro quella barriera (la falesia fra Dorgali e S.M. Navarrese, ndr), chiuse come in un carcere»! In “la civiltà dei Sardi”, ed. 1963, pag. 3! Ma, anche in: “la civiltà dei Sardi”, ed. 1988, pag. 10! Ma, anche in: “la civiltà dei Sardi”, ed. 2003, pag. 4! Ma, anche in “la civiltà dei Sardi”, ristampa 2011, pag. 4!
-  trovarvi, se lo vorrà, il tracciato su cui si condurrà la sarda archeologia negli anni a venire. Triste mondo, fatto di un solo UNO che, solitario confeziona a suo modo, le offerte dei solleciti subordinati, decidendo cosa dare in pasto alla cultura domestica, che sbavava ad ogni suo qualsiasi dire!
E, di contro, consideri l’attento lettore, come il formidabile passato, disvelato dagli studiosi del Paleolitico in Terra d’Anglona, rappresenti punto imprescindibile, addirittura, nello studio della «cultura clactoniana italiana»!  «Il Clactoniano italiano resta a tutt’oggi una entità tassonomica ancora abbastanza vaga, in quanto la sua conoscenza si basa soprattutto su dati lacunosi, senza l’ausilio di evidenze cronostratigrafiche e di informazioni paleontologiche […] (cui, ndr) si accompagna l’estrema rarità di insiemi in giacitura primaria (senza sconvolgimenti, ndr), con tutte le incertezze e i dubbi che necessariamente lascia sospesi». Ma, lo studioso continua: «a maggior ragione acquistano importanza le evidenze  di Sa Coa de Sa Multa e di Sa Pedrosa-Pantallinu, i due siti atelier in giacitura primaria, che pongono le basi per una prima scansione del Clactoniano sardo, dal Mindel al Riss (fasi climatiche fredde rispettivamente riferite a Pleistocene medio inferiore e Pleistocene medio superiore, ndr), su basi atattendibili e rigorose».[20]     mikkelj  tzoroddu     
 

[1] Si noti come, davvero incredibilmente, in un contesto “scientifico”, entro cui si intenda far luce su «La lunga storia dell’insediamento umano in Sardegna», non vi sia un minimo accenno a Pleistocene medio-inferiore e Pleistocene medio (circa 650.000 e 200.000 anni fa), in cui degli scienziati pur dimostrarono esser lungamente fiorite culture, orientate a ricavare dalla pietra strumenti necessari al progresso dell’umano vivere, le quali invasero parte della Sardegna settentrionale (ma anche un’area nelle vicinanze di Ottana-Barbagia, il cui studio dovrà essere approfondito) con l’insediamento di varie industrie, segnatamente: Sa Coa de Sa Multa, Riu Altana, Sa Pedrosa-Pantallinu, Codrovulosu-Pantallinu e Preideru, relativamente all’Anglona. Ma, paradossale azione silenziatrice vediamo esercitata anche riguardo il rinvennero del fossile umano di Grotta Nurighe, riguardo la cui datazione: «le tracce di intervento antropico sui resti faunistici e la datazione assoluta, collocano la presenza dell’uomo nella grotta prima di 100.000 anni orsono» (come afferma anche F. Martini, 2009, citato infra),  riguardo l’area geografica del Logudoro.       
[2] Poco ben visibili nell’originale e pertanto non degnamente quì riproducibili.
[3]P.Y. Sondaar, R. Elburg, G. Klein Hofmeijer, F. Martini, M. Sanges, A. Spaan and H. de Visser, 1995, The human colonization of Sardinia: a Late-Pleistocene human fossil from Corbeddu cave, in C.R. Acad. Sci. Paris, t. 320, série II a, p.145 à 150.
[4] Ne daremo chiaro conto, nelle pagine successive, in cui riporteremo le esatte parole del Sondaar, rilasciate per l’occasione.
[5] G. Klein Hofmeijer, F. Martini, M. Sanges, P.Y. Spondaar, A. Ulzega, 1987-88, La fine del Pleistocene nella Grotta Corbeddu in Sardegna. Fossili umani, aspetti paleontologici e cultura materiale,  in Rivista di scienze preistoriche XLI, 1-2, p.34.
[6] C.F. Spoor and P.Y. Sondaar, 1986, Human fossil from Endemic Island Fauna of Sardinia, in  Journal of Human Evolution 15, p.400.
[7]«It can be concluded that human phalanx from level DEF-27 in hall 2 of Corbeddu cave can be dated to approximately 20,000 y BP and is thus “the oldest human fossil” on Sardinia. It demonstrates the presence of “Palaeolithic man on Sardinia”. It is therefore of crucial importance for the discussion on the earliest human colonization of Sardinia»
[8] P.Y. Sondaar, 1998, Paleolithic Sardinians: Paleontological Evidence and Methods, in Sardinian and Aegean Chronology. Towards the resolution  of Relative and Absolute  dating in the Mediterranean, Oxbow Books, Oxford, p.49; cfr. Sondaar P.Y, Van der Geer A.A.E., 2002, Plio-Pleistocene terrestrial vertebrate faunal evolution on Mediterranean islands, compared to that of the Paleoartic mainland, in Annales Géologiques des Pays Helléniques 1e Série 39, A: 165-180.
[9]P.Y. Sondaar, 1998, Paleolithic Sardinians: Paleontological Evidence and Methods, in Sardinian and Aegean Chronology. Towards the resolution  of Relative and Absolute  dating in the Mediterranean, Oxbow Books, Oxford: 45-51, p.49. Si rende noto che schema e didascalia di questa pagina provengono da: Rivista di Scienza Preistoriche XLV-1993, p.244.
[10] Che risultò, purtroppo in giacitura secondaria nella Sala 1, ben fossilizzata.
[11] P.Y. Sondaar, 1998, op. cit., p.45; G. Klein Hofmeijer and P.Y. Sondaar, 1992, Pleistocene humans in the island of Sardinia, in Sardinia in the Mediterranean: a footprint in the sea, curr. R.H. Tykot and T.K. Andrews, p.55; P.Y. Sondaar, R. Elburg, G. Klein Hoffmeijer, A. Spaan, H. De Visser, M. Sanges, F. Martini, 1993, Il popolamento della Sardegna nel tardo Pleistocene: nuova acquisizione di un resto fossile umano dalla Grotta Corbeddu, in Rivista di Scienze Preistoriche XLV, p.248, nota 1; F. Martini, 2009, Il Paleolitico in Sardegna: evidenze, problemi e ipotesi a trent’anni dalla scoperta, in Atti della XLIV Riunione Scientifica: la preistoria e la protostoria della Sardegna, IIPP, Firenze: 17-27, pp.22-3: qui si ribadisce, anche, essere le critiche «ispirate da una impostazione metodologica non isolata fra gli etnoarcheologi, secondo la quale “ le evidenze archeologiche debbono adattarsi ai modelli teorici “, in caso contrario è l’evidenza ad essere effimera e non il modello a dover essere corretto»; F. Martini, 1999, Sardegna Paleolitica. Studi sul più antico popolamento dell’isola, cur. F. Martini, Museo Fiorentino di Preistoria, Firenze, p.22, in cui, riferendosi all’opera collettiva “Sardinia in the Mediterranean: a footprint in the sea”dichiara che ivi «comparve anche un arrogante intervento di J.F. Cherry, molto scettico sulle evidenze paleolitiche sarde contro le quali venivano addotte superficiali e non argomentate obiezioni».             
[12] «Sardegna, la più grande delle isole», di Erodotiana memoria, confermata da Pausania.
[13] G. Tanda, 2013, Il Neolitico antico in Sardegna, in Iberia e Sardegna. Legami linguistici, archeologici e genetici dal Mesolitico all’Età del Bronzo, Le Monnier Univ., Firenze.
[14] Che fu validissima archeologa ed anche docente universitario, attualmente professore ordinario in quiescenza, al Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico Artistiche dell’università di Cagliari.
[15] C. Lugliè, 2009, Il Mesolitico, in La Preistoria e la Protostoria della Sardegna. Atti della XLIV Riunione Scientifica, 23-28 novembre 2009, p.33.
[16] Deve dirsi che, tale data sia da anticiparsi di 2ka, perché l’Ultimo Massimo Glaciale è ora datato a 22 ± 2 ka BP.
[17] F. Martini, F. Saliola, 1999, Siti paleolitici: i complessi industriali. Sa Coa de Sa Multa (lo scavo), in: Sardegna Paleolitica. Studi sul più antico popolamento dell’isola, op. cit., pp. 45-52.
[18]F. Martini, 1999, op. cit., p.21.  
[19] Lilliu G., 1987, Inseguendo il sogno di riconquistare il mare, Sardegna Autonomia, Notiziario del Consiglio regionale, a. XIII, n.s. 1, gennaio/febbraio 1987, Sassari, p. 17. 
[20] F. Martini, 1999, op. cit., pp. 242-4 passim; cfr. Martini, 2009, op. cit., ove l’autore conferma i dati fondamentali espressi dieci anni prima.